Inizia il tuo percorso
Hai già un account? Accedi

Hai dimenticato la password?
Non condividiamo mai i tuoi dati con terze parti.
Creando un account, accetti i nostri
Termini di servizio
oppure continua con

La maglietta che non ho potuto indossare per 13 anni

Dopo una brutta esperienza non sono riuscito a indossare una maglietta per 13 anni. Questo post del blog parla proprio di quella maglietta e di come alla fine sono riuscito a indossarla di nuovo.

La maglietta Tie Dye

Quando ho scoperto l’emetofobia mi sono commossa fino alle lacrime. Per la prima volta in vita mia avevo una spiegazione per la sofferenza che provavo ogni giorno. Mi sentivo capita. Ho letto un elenco dei problemi più comuni che affrontano le persone che soffrono di emetofobia e non riuscivo a credere che ci fossero milioni di persone là fuori che stavano vivendo esattamente la stessa cosa. Uno dei punti diceva: «Chi ne soffre potrebbe evitare di indossare certi colori o capi di abbigliamento che gli ricordano la malattia» e mi sono sentita così incredibilmente sollevata nel sapere che non ero l’unica. Avevo 17 anni e soffrivo di emetofobia da sempre, per quanto potessi ricordare. Ora finalmente avevo un nome per definire tutto questo. Questo post sul blog parla della mia maglietta tie-dye e dei 13 anni della mia vita in cui non sono riuscita a convincermi a indossarla.

La maglietta tie dye blu e bianca della storia, distesa.

La maglietta

Il ballo dell’Homecoming del terzo anno di liceo aveva un tema semplice: abbinarsi al proprio partner. Io e la mia ragazza (ora mia moglie) abbiamo scelto di vestirci in stile tie-dye. Abbiamo realizzato pantaloni, magliette e calzini tie-dye e abbiamo legato insieme i nostri abiti con degli elastici, in modo che il motivo tie-dye fosse allineato quando stavamo uno accanto all’altra. Il ballo di fine anno è stato fantastico. Però, quella sera, mi sono addormentato pigramente con indosso il mio completo tie-dye e ho fatto sogni ricorrenti in cui vedevo vorticare i colori del tie-dye. Mi sono svegliato nel cuore della notte coperto di sudore e molto nauseato. Non ho vomitato, ma ho camminato avanti e indietro nella mia stanza per quelle che mi sono sembrate ore nel cuore della notte, finché quell’ondata di panico non è passata. Allora non lo sapevo, ma soffrivo di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) ed emetofobia.

Pensieri intrusivi e immagini mi hanno inondato la mente con tale intensità che ho dimenticato dove mi trovassi. Non riuscivo a togliermi dalla testa né il tie-dye né il vomito, e le due idee si sono intrecciate violentemente nella mia mente. Alla fine questa ondata di panico si è placata. Mi sono tolta il mio completo tie-dye e sono tornata a letto. La mattina non riuscivo nemmeno a sopportare di guardare il mio vestito tie-dye. Ho infilato la maglietta in fondo a un angolo del mio armadio. Non riuscivo a costringermi a guardarla, né tantomeno a pensarci. Il tie-dye era ormai un collegamento diretto con la nausea e la paura. Proprio così, quella fobia aveva un altro gancio.

L’ostacolo

Due anni e mezzo dopo ho ripulito il mio armadio mentre facevo i bagagli per andare al college e ho ritrovato la mia maglietta tie-dye. Mi sentivo a disagio solo a tenerla in mano, ma rappresentava anche un ricordo divertente di quel ballo di fine anno. Me la sono messa e, poco dopo, ho iniziato a sudare e ad avere la nausea. A quel punto ero convinta che quella maglietta mi avrebbe fatto stare male. Non pensavo che fosse magica o maledetta. Sapevo benissimo che si trattava di un ostacolo mentale, un’associazione che mi ero inventata e che continuavo ad alimentare, ma sapere che quel pensiero era irrazionale non mi aiutava a superarlo. Sapevo anche che togliendola avrei dato più peso all’idea che quella maglietta mi avrebbe fatto stare male, e che ogni volta che mi arrendevo rendevo l’ostacolo sempre più difficile da superare. Ho infilato la maglietta in una scatola dei ricordi. Non riuscivo a indossarla, ma non riuscivo nemmeno a buttarla via.

Instancabile

9 anni dopo stavo facendo una lista con il mio terapeuta delle cose che evitavo e dei rituali che facevo a causa della mia emetofobia. Portavo con me un sacchetto di plastica praticamente ovunque andassi, avevo delle mentine nascoste nelle giacche, nello zaino e nel comodino, e ripetevo frasi “sicure” nella mia testa centinaia di volte al giorno. Ognuna di queste cose aveva lo scopo di proteggermi dalla mia paura, ma in realtà non faceva altro che alimentarla. A poco a poco ho smantellato queste abitudini e le ho sostituite con altre positive. Era giunto il momento. Sapevo che era ora di indossare quella maglietta. Questa volta ero pronta ad affrontare l’ostacolo mentale. Mi sono detta: “Vomiterò quando indosserò questa maglietta”. Non ho lasciato spazio ai “e se…”, né a quella vocina di ansia che cercava di insinuarsi. Ballavo come se tutti mi stessero guardando. Sono andata a letto con quella maglietta, pronta a vomitare. Mi sono svegliata dopo una bella dormita.

Un simbolo di crescita

Questa maglietta fa ormai parte della mia solita rotazione di magliette da notte. Mi fa davvero piacere prenderla e indossarla. La fobia ha un modo così potente e crudele di impossessarsi delle piccole cose della nostra vita. Questa maglietta rappresenta uno di quei casi in cui la fobia aveva vinto la battaglia, ma alla fine sono stato io a vincere la guerra.

You deserve a life free from fear

Bia trasforma la terapia di esposizione in qualcosa che puoi davvero praticare: un piano personalizzato, esercizi guidati e progressi visibili.